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Sembra che il popolo Solonate, dedito alla pastorizia
sopravvivesse in funzione del commercio dei suoi prodotti con
lattigua popolazione dei Sarsinati, più propensi
alle attività mercantili sfruttando sia la posizione centrale
della città sia il fiume Savio.
Fu a causa delle prime invasioni dei Galli che le due popolazioni
furono divise: ne risentirono maggiormente i Sarsinati, poiché
più esposti geograficamente alle incursioni, e meno i Solonati,
sia perché posti in una conca al di fuori delle normali
vie di comunicazione e sia perché naturalmente difesi dallasprezza
delle colline circostanti.
Tuttavia, neppure i Solonati furono risparmiati: i Romani invasero
il territorio e vi istituirono una piccola colonia chiamata Tribù
Sapinia Romana.
Mentre la storia della città
di SARSINA, oggi
un paese di circa 4000 abitanti in provincia di Forlì-Cesena,
è celebre a tutti per essere stata una provincia romana
e la patria del famoso commediografo Tito Maccio Plauto (nato
a Sarsina nel 259/251 a.C e morto a Roma nel 184 a.C.), non avviene
così per quanto riguarda la vera storia di S.Agata, o se
vogliamo, Solona.
Purtroppo S.Agata è da sempre una terra franosa e proprio
alle frane è dovuta la scarsissima presenza di tracce dell'antichità.
Nonostante ciò, ruderi e antiche iscrizioni, rinvenute
nei dintorni del paese, costituiscono degli indizi sull'esistenza
della grande città romana Solona, che gli storici dell'antichità
e molti studiosi santagatesi del passato concordano nel ritenere
che si trovasse esattamente nel luogo dove ora sorge S.Agata.
Il Padre Saverio Giorgi con un "Saggio esegetico di memorie
storiche sopra S.Agata" - manoscritto della fine del secolo
XVIII - sostiene per l'appunto che a S.Agata preesistesse Solona.
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Nella Divisione d'Italia in 11 "regiones",
fatta da Cesare Augusto (8 a.C.), si parla di Solona come
città inclusa nell'VIII regione, Aemilia, le cui
terre sembrano corrispondere all'odierno santagatese: quindi
i solonati abitavano una zona contigua ma nettamente separata
da quella occupata dalla tribù sapinea, la cui zona
d'occupazione era compresa invece nell'estremo lembo settentrionale
della VI regione d'Augusto, l'Umbria.

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Il ritrovamento di due lapidi
giunte fino a noi attesta le origini romane di Sant'Agata.
- La prima lapide, in marmo, venne dissotterrata
in un campo presso la chiesa di Romagnano, frazione di S.Agata,
dalla cui iscrizione votiva appare chiaramente che Ercole era
patrono tanto dei sarsinati quanti dei solonati: "HERCULI
INVICTO. URBIS NOSTRAE CURATORI. PATR. SASS. PATR. SOLONATIUM
L.HERMA QUADRATIANUS T.FURIUS SABINUS EX VOTO ARAM P.P. "
(ossia "A Ercole invitto, tutore della nostra città,
patrono dei Sarsinati, patrono dei Solonati, Lucio Erma Quadraziano
Tito Furio Sabino, inaugurarono in ringraziamento un altare")
- La seconda lapide rinvenuta a Rimini,
dice: "CAIO GALERIO. FLAMINI. CARATORI. SASSINATIUM. CARATORI.
SOLONATIUM .."(Caio Galerio fu curatore sei Sarsinati e dei
Solonati).
I due popoli si devono quindi ritenere, se non contigui,
certo non molto distanti l'uno dall'altro.
L'unica cosa certa è che sul mont'Ercole - fra i monti
di S.Benedetto e di Perticara sovrastanti S.Agata - sorgesse un
FANUM HERCULI cui convenivano a sacrificare solonati e sarsinati.
(tratto da S.Agata Feltria illustrata - Luigi Dominici - Edito
dalla Tip. Moderna - Novafeltria 1959)
Tuttavia molti storici ritengono
che S.Agata Feltria, per la sua forte vicinanza a Sarsina, dovesse
essere compresa nel territorio umbro di Sarsinati, e non nella
regione Aemilia; questi studiosi considerano come
erede dell'antica Solona la citta di Sogliano al Rubicone.

La figura è tratta da un libro del 1928 di cui non posseggo
la copertina.
Come si nota, l'autore indica Sogliano al Rubicone come l'antica
Solona.
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