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Nascita del Teatro a Sant'Agata Feltria
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Nell'anno 1605 Orazio Fregoso, pronipote dei fratelli Ottaviano
e Federico Fregoso, conti del Rettorato di S.Agata Feltria, fece
costruire in capo alla piazza a spese del popolo e del Rettorato,
il "Palazzone", come sede municipale della Signoria
Fregoso. All'interno di questo edificio, venne riservata una sala
nella quale la gioventù santagatese potesse allestire commedie
ricorrendo ad impianti scenici provvisori; l'uso teatrale di questa
sala risale al 1660.
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E' solo
nel 1690 che si parla per la prima volta di "Teatro",
per indicare la sala posta al piano terra del Palazzone.
Nella sua primitiva struttura era composto solamente dal palcoscenico
e dalla platea in cui venivano allineate file di panche di legno.
Nel 1723 ebbe inizio l'edificazione del primo ordine di palchi ad
opera di mastro Giovanni Vannucci, su incarico della Società Condomini, il quale realizzò anche il secondo ordine. L'opera
fu completata solo nel 1753 dal Signor Sebastiano Genga, che realizzò
il terzo ordine di palchi, denominato volgarmente "piccionaia".
L'ingresso del teatro fu ricavato eliminando il quarto palco del
primo ordine, per cui l'accesso alla platea avviene lateralmente
al palcoscenico, distinguendosi cosi' dalla maggior parte dei teatri
in cui l'ingresso è ricavato nel lato opposto al palcoscenico.
La struttura della Cavea, delle colonne portanti e del palco è interamente in legno di castagno.
Le balconate del secondo e terzo ordine sono decorate con tempera
e raffigurano drappi e trine. Sul soffitto della platea vi sono
nove Medaglioni contenenti
dipinti ad olio: quattro sono collocati sul boccascena e raffigurano i commediografi italiani
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Figura: Il Palazzone,
ex sede comunale
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V. Monti, C. Goldoni, V. Alfieri e E. Metastasio;
gli altri cinque ai lati del soffitto raffigurano personaggi illustri
della storia santagatese, ossia Uguccione della Faggiola, Ottaviano
Fregoso, Ranieri De Maschi, Agatone De Maschi, e sul proscenio Angelo
Mariani.
Il Sipario rappresenta un dipinto di S.Agata Feltria del
pittore faetino dell'ottocento, Romolo Liverani, al quale
vengono peraltro attribuiti i medaglioni e altre scene: in totale
un notevole apparato scenografico ottocentesco.
Ogni anno si procedeva all'assegnazione dei palchi tramite l'estrazione
a sorte fra le famiglie, garantendo la rotazione dei palchi.
La Società Condomini (i Condomini erano i proprietari dei
palchi) deliberò nel 1747 di assegnare in perpetuo ai Marchesi
Fregoso un palchetto per gratitudine della Comunità santagatese
alla nobile Famiglia.
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Il maestro Angelo Mariani
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L'attività teatrale fu sempre di gran tono a S.Agata,
e la musica prese molto vigore a differenza dei paesi limitrofi.
Nel 1838 si formò una società musicale, che
alla fine del 1840, prese il nome di "Accademia Filarmonica".
Si sentiva però la mancanza di un maestro capace
di dirigere la Società.
Fu così che nel 1841 detta Accademia chiamò a S.Agata Feltria l'appena ventenne maestro di musica Angelo
Mariani di Ravenna, il quale accettò l'incarico
di dirigere i giovani filarmonici. Fu l'inizio della carriera
di uno dei più importanti direttori d'orchestra italiani
di tutti i tempi.
L'incarico venne riconfermato per tre anni, a termine dei
quali la Società Filarmonica non riuscì più
a finanziare il maestro il quale, ormai noto al grande pubblico
per il suo estro musicale, venne richiesto in varie città d'Italia e all'estero.
Nella seconda metà dell'800 il Teatro conobbe un
periodo di declino dovuto alla necessità di lavori
di restauro e consolidamento. Nel 1871 il sindaco di S.Agata
e Presidente della Società Condomini Enea Nastasini
finanziò i lavori che diedero una sistemazione definitiva
al teatro. Il "nuovo" teatro venne così
inaugurato il 1° settembre 1872, e con l'occasione,
la Società Condomini decise di dedicare e intitolare
il teatro ad Angelo Mariani.
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Figura:
medaglione raffigurante
il maestro Angelo Mariani |
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Chiusura e Rinascita del Teatro
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Ad un lungo periodo di splendore, seguirono tempi bui in cui il
teatro decadde in una situazione di precarietà e di abbandono.
Nel dopoguerra, il teatro venne adibito a sala cinematografica fino
all'ultima estrazione di palchi effettuata
nel 1969. Agli anni '70 risale la sua definitiva chiusura,
per la mancanza di requisiti minimi di sicurezza.
Nel Maggio 1986, iniziò l'iter burocratico per l'acquisizione
dei palchi, ceduti gratuitamente dalla Società Condomini
al Comune, con l'intento di riportare il teatro all'antico splendore.
Nel 1993 il grande attore VITTORIO
GASSMAN scelse questo affascinanate teatro per
recitare il cantico dantesco dell'Inferno nel suo Recital della
Divina Commedia trasmesso dalla RAI nel medesimo anno.
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S.Agata
oltretutto è uno dei "luoghi danteschi" sconosciuto
ai tanti; Dante Alighieri dedicò la prima cantica della Divina
Commedia a Uguccione della Faggiola come riconoscenza per la sua
ospitalità.
Ma il teatro Mariani non è stato per Gassman solo uno dei
tanti luoghi utilizzati come scenografia del suo capolavoro; è
stato molto di più. "Il Teatro Mariani di Sant'Agata Feltria ci procurò una sensazione che paragoniamo alla gioia
dell'archeologo che scopre quello che non cercava.. persino troppo
bello, una piccola Scala".
Grazie alla scelta di Gassman, il pubblico
nazionale scoprì la bellezza del teatro, e da quel momento gli enti locali
cominciarono seriamente ad esaminare la possibilità di un
suo recupero.
Il Comune ottenne dapprima i finanziamenti necessari e nel 1994
finalmente iniziò l'opera di restauro della struttura. |
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Il teatro, dopo un lunghissimo periodo di chiusura per inagibilità, è stato quindi completamente
restaurato grazie agli interventi della Soprintendenza ai Beni Culturali delle Marche in Urbino con finanziamenti della Provincia di
Pesaro e del Comune di S.Agata.
I lavori terminarono nel 2002, riportando
il teatro Mariani all'antico splendore e alla sua piena funzionalità.
L'inaugurazione ufficiale del Teatro si tenne il 14 Settembre 2002 e l'eccezionale evento presentava un programma di inaugurazione con un cartellone ricchissimo di artisti di fama nazionale ed internazionale; da allora un gran numero di attori famosi in tutta Italia si sono alternati nelle varie stagioni teatrali, volti come Arnoldo Foà (in "Novecento"), Franca Valeri (in "La vedova di Socrate"), Corrado Tedeschi (in "L'uomo dal Fiore in bocca"), Daniela Poggi (in "Medea"), Lucrezia Lante della Rovere (in Scoppio di amore e guerra" con Rocco Papaleo), Giorgio Haber, Francesca Reggiani e ancora altri artisti italiani.
S.Agata Feltria, che vanta illustri musicisti fra i quali Vincenzo
Sarti, Angelo Berardi, Federico Fregoso ed è la patria di
uno dei più grandi impresari teatrali di tutti i tempi, Ciro
Ragazzini, aveva il dovere morale di recuperare il fulcro più
prestigioso delle proprie attività culturali, oggi il più il teatro in legno più antico
di tutta Italia

[Piccola Galleria fotografica del Teatro] |
IL TEATRO E LE LETTURE DANTESCHE DI VITTORIO GASSMAN
tratto dal libro “Il Teatro Mariani di Sant'Agata Feltria”, scritto dal santagatese Manlio Flenghi
Il Teatro “Angelo Mariani” di Sant'Agata Feltria è il più antico, di quelli realizzati interamente in legno, esistente in Italia. Precedentemente a questo, di teatri in legno ne furono costruiti altri, ma tutti, inesorabilmente, furono distrutti da incendi.
Questo nostro gioiello, si è salvato dalle fiamme (salvo un principio d'incendio, subito domato, l'8 Settembre 1906) grazie alla gestione, oculata e gelosissima, prima della famiglia Fregoso, che lo volle edificare, poi della “Società Condomini” proprietari dei palchi. Pur nelle sue ridotti dimensioni di “bomboniera”, ha sempre suscitato l'interesse e l'ammirazione di uomini e di cultura ed appassionati di tutto il mondo. Il compinato Giovanni Spadolini, Senatore , nella sua visita del 3 Gennaio 1989, lo definì “un insostituibile tassello della cultura universale”.
Ma l'avvenimento di maggior importanza della storia recente del Teatro si svolse nel Maggio del 1993, quando il grande Vittorio Gassman lo scelse per le sue recite Dantesche, trasmesse poi per intero dalla RAI. Chi ha avuto il privilegio di seguire quelle riprese si è sentito completamente partecipe di quella intensa esperienza intellettuale, artistica ed umana, che emotivamente comprendeva personaggi storici e cameraman, anime dannate e pazienti segretarie di produzione, il Sommo Poeta ed il suo più grande interprete teatrale. Si vide la fatica, la tensione, il sudore, lo sforzo quasi maniacale per un risultato artistico definitivo. Fu una prova suprema nella solitudine del monologo, un corpo a corpo col gigante della poesia: così Vittorio Gassman recitò Dante Alighieri, quaranta canti da trasmettere uno a sera, come il più raffinato ed enigmatico “serial” televisivo di tutti i tempi.
Riportiamo, di seguito, brevi brani che descrivono alcuni momenti davvero magici e le forti sensazioni provate da due testimoni eccellenti: il regista della trasmissione Rubino Rubini ed il giornalista del “Corriere della Sera” e “Panorama” Maurizio Giammusso, autore del libro “Il dante di Gassman” edito da Mondadoti.
“. . . . . . La luce piena di un pomeriggio domenicale illumina il paesino verde e felice del Montefeltro, in quel lembo di Romagna che è alle spalle di San Marino. Duemilaquattrocento abitanti ed un grappolo di case strette tra la Rocca fregoso ed il Teatro Angelo mariani. Gassman e la sua troupe devono ancora arrivare. L'albergo è appena fuori dell'abitato storico. Vecchie case tenute benissimo, vicoli puliti come fossimo in Svizzera conducono in alto. Sette secoli fa Dante Alighieri è stato qui, dicono alcune fonti. È salito per questa stradina di sampietrini grigi e sbuffi d'erba, fino a questo possente portale di legno. Il bastione è più alto che largo, mura ardite a strapiombo sulla vallata, come un gigante in punta di piedi, in bilico su un trampolino di roccia. Il castello ha storia antica. Ma il signore che più d'altri vi impresse la sua orma è Uguccione della Faggiola, cantato come “Il Veltro Ghibellino” nelle canzoni popolari. Dante Alighieri, riconoscente per l'ospitalità, gli dedicò la prima cantica della “Divina Commedia”. Anche questo, come tanti angoli segreti d'Italia, è dunque un “luogo Dantesco”, meglio conservato, più sconosciuto di altri”.
“ . . . . . . Dietro una piccola porta di legno c'è un luogo senza tempo, fermo e solitario da quasi cento anni. Lo costruì la borghesia ricca e un po' velleitaria che voleva anch'essa la sua “Scala”, il suo “San Carlo”, in una cittadina cento volte più piccola della Milano o della Napoli del tempo. C'è tutto: un palcoscenico profondo, spazi di manovra per le scenografie che ospitano antiche macchine sceniche, una platea di legno senza poltrone, tre giri di palchi. Ma ogni cosa ha dimensioni sorprendentemente ridotte, un decimo di quel che si potrebbe aspettare: perfino i corridoi di accesso ai palchi sono così stretti che uno spettatore panciuto non vi passa ed uno appena un po' alto, deve camminare chinando la testa. Sembra di entrare nel castello di Biancaneve coperto di ragnatele: il sipario è quello di allora, coi colori sbiaditi, gli ori appannati e la trama consunta che sbuca qua e là, gli stucchi, i fregi di legno, i velluti dei palchi sono sfilacciati.”
“. . . . . . Il Teatro Angelo Mariani di Sant'Agata Feltria in quella notte di neve ci sembrò irreale e misterioso, ci procurò una sensazione paragonabile alla gioia dell'archeologo che scopre un tesoro che non cercava. Una porticina, una stanzetta buia senza contorni precisi, poi quattro lampadine che si accendono e scoprono tre ordini di palchi grandi ognuno come un piccolo armadio, una platea ancora con i panchetti confusamente sparpagliati due secoli prima, un palcoscenico di quinte e fondali a colonna, dipinta ad olio, un lampadario sghembo, stucchi e velluti laceri, dipinti……tutto persino troppo bello. Quella sera il tartufo seppe di cenere, il letto non bastò a scaldare i nostri sogni, le parole non servirono per descrivere la nostra anima: il contagio era ormai in atto.
Quando però alcuni mesi dopo arrivammo nello stesso luogo con il rutilante carrozzone di tecnici e telecamere che sempre accompagna il nostro lavoro, spoetizzando qualunque luogo e situazione, devo dire che ritrovammo le stesse emozioni, la stessa sicurezza di essere stati noi ad avere trovato il tartufo più grosso di Sant'Agata: stava in piazza da trecento anni e nessuno se ne era accorto”
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Il Teatro negli anni '50 '60 e '70
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Negli anni '60 il Teatro fu adibito a sala cinematografica, ove era possible recarsi tre o quattro volte alla settimana, per vedere i nuovi western e film storici (come quo vadis?, maciste, ben hur, per un pugno di dollari) al costo di 200 lire.
Indimenticabili
d'inverno i veglioni, in particolare per la serata di capodanno e per carnevale.
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